lunedì 18 marzo 2013

Ciao a tutt*
vi ricordo che il laboratorio questa settimana è domani, ossia
martedì 19 Aprile, ore 10.30, aula seminari del dipartimento (ossia stessa aula)

Giuliano

domenica 17 marzo 2013

Problemi di velocità

Ciao a tutti! Vorrei condividere con voi la questione che mi interessa maggiormente per quanto concerne il passaggio del tempo. Abbiamo parlato di passato, presente e futuro e di come noi percepiamo il passare del tempo come un movimento fluido. Ma che cosa possiamo dire della velocità alla quale scorre (se è lecito usare questo termine) il tempo? Se il tempo è un'entità metafisica che effettivamente si muove in qualche modo, allora esso deve necessariamente essere regolato da una legge che ne rappresenti la velocità. Tale legge, in particolare, dovrebbe spiegare perché gli uomini percepiscono il passaggio del tempo come più o meno rapido, a seconda della situazione in cui si trovano. Se la legge dovesse venire meno a questo obiettivo, dovremmo forse ridurre il tempo a qualcosa di puramente psicologico e mentale? Buona settimana a tutti! Elisa

domenica 10 marzo 2013

che ne pensate? -due confuse riflessioni-


ciao a tutt*,

pensavo alla visione del passato secondo il presentismo: se non ho capito male, abbiamo detto che i sostenitori di questa teoria, vedono il passato come qualcosa che non esiste, ma che ha un'influenza sul presente, il quale in un certo senso contiene il passato e gli eventi passati hanno condizionato il presente. Però per come agiamo abitualmente, mi sembra che in parte sia come se la stessa cosa valesse anche per il futuro. Mi spiego meglio: nel presente agiamo in un modo piuttosto che in un altro anche a seconda degli eventi passati, sia perché quegli eventi hanno portato alla situazione in cui ci troviamo ad agire, sia perché cerchiamo di non ripetere errori fatti in passato o al contrario riprovare sensazioni piacevoli et cetera. La stessa cosa però la facciamo anche in riferimento al futuro: agiamo in un modo piuttosto che in un altro in vista di un futuro, sia che si tratti di andare alla stazione in vista di prendere il treno, di cucinare in vista di mangiare, sia che si tratti di iscriversi a giurisprudenza in vista di fare l'avvocato (quindi lo facciamo sia per azioni a breve termine che per azioni a lungo termine). Inoltre, per il fatto che agiamo in questo modo in riferimento al futuro, anche il futuro determina il presente nel primo senso, cioè come il presente in cui ci troviamo è conseguenza degli eventi passati che ci hanno portato a queste condizioni, così il presente in cui ci troviamo è conseguenza degli eventi futuri che ci aspettiamo e in base a cui abbiamo agito.
Tuttavia, mi sembra che ci sia in ogni caso una bella differenza tra il fatto che gli eventi passati che ci hanno portato al presente sono accaduti quelli e solo quelli, mentre nel caso del futuro abbiamo un'aspettativa e una previsione in base a cui agiamo, ma che non è affatto certa e anzi il futuro genuino potrebbe differire molto dagli eventi futuri che ci aspettavamo e in base a cui abbiamo agito.

E poi pensavo un’altra cosa: abitualmente, quando ci riferiamo al presente intendiamo un lasso di tempo non univoco e che comprende anche in parte passato e futuro. Cerco di chiare cosa intendo: prendiamo due esempi, “sto scrivendo questa frase” e “faccio filosofia all’università”. Credo tutti indicheremmo questi due come presente, e anche il tempo verbale che usiamo è, appunto, il presente. Tuttavia abbiamo da un lato, un periodo di qualche secondo, dall’altro un periodo di qualche anno, e inoltre entrambi i periodi di tempo comprendono dei momenti futuri e dei momenti passati: mentre scrivo “scrivendo”, ho già scritto “sto” ma devo ancora scrivere “questa frase”; al secondo giorno di università, studio filosofia già da un giorno, e devo studiarla ancora per alcuni anni.

Scusate la prolissità, nonostante la quale non so se mi sono spiegata. 

Martina

venerdì 8 marzo 2013

Proposta di presentazione 2

Ciao a tutte/i,

a me piacerebbe invece fare la presentazione sull'articolo di Prosser sulla percezione del passaggio temporale. Qualcuno è interessato?

A mercoledì,

Michele

mercoledì 6 marzo 2013

proposta di presentazione

ciao a tutt*,

a me piacerebbe fare una presentazione sulle logiche tensionali: qualcuno sarebbe interessato?


Martina

giovedì 28 febbraio 2013

Proposta argomenti


Qui riporto una lista di possibili argomenti per le presentazioni, con relativa bibliografia entro cui scegliere il testo su cui basare la presentazione.

Come sappiamo che il presente è “ora”?
  • Braddon-Mitchell D. (2004) “How do we know it is Now Now”, Analysis, 64, pp. 199-203
  • Merricks T (2006) “Good-Bye Growing Block”, in , Dean Zimmerman (ed.) Oxford Studies in Metaphysics, vol. 2, OUP 
  • Bourne C. (2002) “When am I? A Tense Time for Some Tense Theorists”, Australasian Journal of Philosophy, 80, 3: 359–71

Quanto veloce scorre il tempo?
  • Smart J. J. C. (1949) “The River of Time”, Mind, 58, 232, pp. 483-494
  • Markosian, N. (1993) “How fast does time pass?”, Philosophy and Phenomenological Research, 53, 829–844. 
  • Olson E. (2009) “The rate of time’s passage”, Analysis 69: 3–9
  • Skow B. (forthcoming) “On the meaning of the question ‘‘How fast does time pass?’’, Philosophical Studies

È possibile il tempo senza il cambiamento?
  • Shoemaker S. (1969) “Time without Change”, The Journal of Philosophy, 66, 12: 363-381

Il problema dell’esperienza del passaggio per l’antirealita

Il paradosso di McTaggart
  • McTaggart J.M.E. (1908) “The Unreality of Time”, Mind 17, pp. 457-73
  • Priori A.N. (1967) “Precursors of Tense Logic”, Cap. 1 di Present, Past, and Future, Oxford, OUP
  • K. Fine (2006) “The reality of Tense”, Synthese 150:3, pp. 399–414 (http://philosophy.fas.nyu.edu/docs/IO/1160/realityoftense.pdf)
  • Correia F. & Rosenkranz S. (2011) “Eternal Facts in a Ageing Universe”, Australasian Journal of Philosophy 90 (2):307 - 320 

Varia
  • Maudlin, T. (2002) “Remarks on the passing of time”, Proceedings of the Aristotelian Society, 102, 259–274
  • Maudlin, T. (2007) “On the passing of time”. In The metaphysics within physics (Chap. 4). New York: Oxford University Press.
  • Lewis D. (1976), “The Paradoxes of Time Travel”, American Philosophical Quarterly, 13: 145-152
  • Keller S. e Nelson M. (2001) “Presentists Should Believe in Time-Travel”, Australasian Journal of Philosophy, 79, 3: 333 – 345

mercoledì 27 febbraio 2013

Determinismo, esistenza, e libertà

@Lorenzo.

Quando dici "smussare" l'eternismo negando esistenza agli eventi, intendi dire che dovremo ammettere modi diversi di esistere (tipo: il presente ha "piena attualità", il passato ha un modo "storico" di esistere, e il futuro un modo di "possibilità" o forse "possibile attualità")? Il pensiero è interessante, e se lo sollevi la prossima lezione ne parleremo sicuramente. Non capisco però bene le tue conclusioni riguardanti la connessione fra esistenza e determinismo. Come vedremo la prossima volta, il determinismo è la tesi stando alla quale ciò che accadrà in futuro è deducibile con necessità logica da ciò che accade nel presente (o da ciò che accade nel presente e ciò che accaduto nel passato, nella sua versione cosiddetta "debole"). Tale tesi di per sé non dice nulla rispetto alla esistenza/ non esistenza (e tantomeno su eventuali "modi di esistenza") del futuro. Inoltre, se il determinismo "annulli i limiti della ragione umana" mi sembra una questione aperta. O per lo meno, aperta e dibattuta è la questione se il determinismo sia compatibile o no con la libertà umana (più precisamente, se sia compatibile con quella forma di libertà che ci serve/servirebbe per attribuire responsabilità morale agli agenti). Accenneremo al dibattito fra compatibilisti e incompatibilisti nella prossima lezione. 

@Guido. Ottima l'immagine della pellicola per illustrare la spotlight view! Te la ruberò (accreditandotela) per la prossima volta che dovrò spiegarla :)
Il rischio determinismo, per il semplice fatto di avere un'ontologia eternista, come spero di chiarire la prossima volta, sembra esserci, ma non c'è. Anzi, non c'è nemmeno se insieme all'eternismo si adotta una topologia lineare (anche se filosofi illustri, come K.Popper, hanno sostenuto che per quanto si possa distinguere concettualmente il determinismo da una teoria eternista con tempo lineare — vedi il mio commento precedente — il tipo di indeterminismo che ne deriva sarebbe in qualche modo troppo blando a livello metafisico per contare davvero come indeterminismo (un indeterminismo "farlocco"?); ma cercherò di farvi vedere, come molti pensano oggi del resto, che l'idea di Popper non coglie nel segno.

@ Giulia. Mi sembra che individui bene la questione. Ne parleremo meglio la prossima volta, magari concentrandosi sui modelli indeterministici con tempo lineare, che intuitivamente mi sembrano quelli meno intuitivi (se mi permettete il gioco di parole :)
Accennerò anche alla differenza fra determinismo e fatalismo (la tesi per cui le nostre decisioni non hanno effetto su quello che accadrà).