domenica 10 marzo 2013

che ne pensate? -due confuse riflessioni-


ciao a tutt*,

pensavo alla visione del passato secondo il presentismo: se non ho capito male, abbiamo detto che i sostenitori di questa teoria, vedono il passato come qualcosa che non esiste, ma che ha un'influenza sul presente, il quale in un certo senso contiene il passato e gli eventi passati hanno condizionato il presente. Però per come agiamo abitualmente, mi sembra che in parte sia come se la stessa cosa valesse anche per il futuro. Mi spiego meglio: nel presente agiamo in un modo piuttosto che in un altro anche a seconda degli eventi passati, sia perché quegli eventi hanno portato alla situazione in cui ci troviamo ad agire, sia perché cerchiamo di non ripetere errori fatti in passato o al contrario riprovare sensazioni piacevoli et cetera. La stessa cosa però la facciamo anche in riferimento al futuro: agiamo in un modo piuttosto che in un altro in vista di un futuro, sia che si tratti di andare alla stazione in vista di prendere il treno, di cucinare in vista di mangiare, sia che si tratti di iscriversi a giurisprudenza in vista di fare l'avvocato (quindi lo facciamo sia per azioni a breve termine che per azioni a lungo termine). Inoltre, per il fatto che agiamo in questo modo in riferimento al futuro, anche il futuro determina il presente nel primo senso, cioè come il presente in cui ci troviamo è conseguenza degli eventi passati che ci hanno portato a queste condizioni, così il presente in cui ci troviamo è conseguenza degli eventi futuri che ci aspettiamo e in base a cui abbiamo agito.
Tuttavia, mi sembra che ci sia in ogni caso una bella differenza tra il fatto che gli eventi passati che ci hanno portato al presente sono accaduti quelli e solo quelli, mentre nel caso del futuro abbiamo un'aspettativa e una previsione in base a cui agiamo, ma che non è affatto certa e anzi il futuro genuino potrebbe differire molto dagli eventi futuri che ci aspettavamo e in base a cui abbiamo agito.

E poi pensavo un’altra cosa: abitualmente, quando ci riferiamo al presente intendiamo un lasso di tempo non univoco e che comprende anche in parte passato e futuro. Cerco di chiare cosa intendo: prendiamo due esempi, “sto scrivendo questa frase” e “faccio filosofia all’università”. Credo tutti indicheremmo questi due come presente, e anche il tempo verbale che usiamo è, appunto, il presente. Tuttavia abbiamo da un lato, un periodo di qualche secondo, dall’altro un periodo di qualche anno, e inoltre entrambi i periodi di tempo comprendono dei momenti futuri e dei momenti passati: mentre scrivo “scrivendo”, ho già scritto “sto” ma devo ancora scrivere “questa frase”; al secondo giorno di università, studio filosofia già da un giorno, e devo studiarla ancora per alcuni anni.

Scusate la prolissità, nonostante la quale non so se mi sono spiegata. 

Martina

2 commenti:

  1. Ciao a tutt*,

    volevo provare a rispondere alla seconda riflessione formulata da Martina, spero di non complicare ulteriormente le cose.
    La questione mi pare riguardi fondamentalmente l’ampiezza semantica da attribuire al termine “presente”, in quanto nel linguaggio ordinario lo attribuiamo sia ad eventi che avvengono in un determinato istante temporale (ad esempio nell’enunciato “sto scrivendo questa frase”) sia ad eventi che si estendono su periodi di tempo più lunghi e talvolta più difficilmente circoscrivibili, o perlomeno in modo meno preciso (come nell’enunciato “faccio filosofia all’università”). Credo che una distinzione tra piano metafisico e piano semantico aiuti a rendere un po’ più chiara la differenza. A livello metafisico il “presente” può essere considerato come un qualcosa di istantaneo (come un limite che tende a 0), come una proprietà che certi eventi possiedono in modo irriducibile a t e non possiedono più a t1 Di conseguenza ciò che “è presente” in senso stretto varia continuamente, o almeno variano continuamente le sue proprietà (così la metterebbe, credo, un sostenitore del presentismo). Il fatto che noi attribuiamo la proprietà di “essere presente” a uno stato di cose che perdura nel tempo, non ha necessariamente come conseguenza che effettivamente esistano qualcosa come dei “tempi presenti” più lunghi di altri. Del resto il fatto che oggi l’enunciato “faccio filosofia all’università” sia vero non esclude che tale enunciato potesse essere vero anche ieri o un anno fa o potrà esserlo fra sei mesi, ma ciò non implica che il mio “fare filosofia” di ieri sia presente oggi, metafisicamente parlando.

    Michele

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  2. riformulo:
    se noi diciamo così è perchè, io credo, in un certo senso è così che percepiamo. tuttavia, se qualcuno ci chiede di definire il presente, credo che tutti diremmo come dici tu: un istante infinitesimale. però io credo che nella nostra percezione siano comunque distinti i momenti a cui ci riferiremmo come presenti da quelli a cui ci riferiremmo come passati, anche se sarebbero entrambi passati secondo la definizione di presente come istante infinitesimale. no? noi davvero percepiamo il presente come un istante infinitesimale?

    Martina

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